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Diretta del 23 giugno: nessun partecipante

Una diretta privata del 23 giugno mostra un falò, cartoncini con i nomi degli abitanti e un contatore impossibile: zero spettatori, zero partecipanti.

Pubblicato 24 Giugno 2026 16:00 7 minuti di lettura
Diretta del 23 giugno: nessun partecipante

Alle 23:17 del 23 giugno, Marta ricevette un link senza anteprima da un numero che non aveva in rubrica. Non c'era testo, non c'era saluto, solo l'indirizzo di una diretta privata con un titolo scarno: falò del paese. Pensò a uno scherzo in ritardo, uno di quei video mandati nelle chat condominiali quando la notte di San Giovanni diventa una scusa per riprendere fuochi, erbe lasciate alla rugiada e vecchie superstizioni. Poi aprì il link e vide il contatore: zero spettatori, zero partecipanti. Eppure al centro dello schermo bruciava un falò vero.

La ripresa era fissa, come se il telefono fosse stato appoggiato su un muretto basso. Si vedeva una radura fuori dal paese, la stessa dove da bambina Marta aveva raccolto le noci acerbe con sua nonna, prima che il Comune vietasse i fuochi improvvisati e recintasse il sentiero. La fiamma saliva dritta, senza vento. Attorno al cerchio di pietre comparivano sagome sottili: non persone, almeno non chiaramente. Sembravano pali conficcati nel terreno, ognuno con un cartoncino appeso all'altezza del viso. La risoluzione era pessima, ma quando il fuoco aumentò per un istante Marta riuscì a leggere il primo nome. Era il suo cognome.

La diretta che nessuno stava guardando

Marta abbassò il volume, anche se non usciva alcun suono. La piattaforma indicava ancora zero spettatori, come se lei non fosse entrata davvero. Toccò lo schermo per vedere i dettagli: nessuna chat, nessun profilo collegato, nessun pulsante per commentare. Solo il video, il contatore e una barra rossa che avanzava con la lentezza di una ferita. Provò a chiudere l'applicazione. Il telefono vibrò e tornò sulla diretta, questa volta con l'immagine più nitida. Sul secondo cartoncino c'era scritto Bellini, il cognome del farmacista. Sul terzo Rossi, la famiglia che abitava sopra il forno. Sul quarto, De Luca, il maresciallo in pensione.

Non erano nomi scelti a caso. Erano le famiglie che abitavano nelle case rivolte verso la collina, quelle che la sera del 23 giugno vedevano sempre un filo di fumo alzarsi dal vecchio sentiero, anche quando nessuno ammetteva di aver acceso nulla. In paese si diceva che quel fuoco non andasse mai contato. Lo ripetevano gli anziani con il tono di chi finge di scherzare: la notte di San Giovanni puoi bagnarti con la rugiada, puoi lasciare le erbe sul davanzale, puoi guardare il noce da lontano, ma non devi contare chi sta intorno al falò. Se arrivi al numero giusto, qualcuno si accorge che lo hai visto.

Marta non credeva a quelle storie. Le aveva archiviate insieme alle forbici sotto il cuscino, all'iperico appeso alle porte e ai racconti sul noce di Benevento, buoni per spaventare i bambini e riempire le sere d'estate. Però nella diretta il fuoco non illuminava solo i cartoncini. Ogni tanto, dietro uno di essi, passava un'ombra più scura del buio. Non aveva volto, ma inclinava la testa come chi legge. E ogni volta che un'ombra si fermava, il cartoncino dondolava piano, senza vento.

I nomi attorno al fuoco

Alle 23:24 arrivò il secondo messaggio. Questa volta il numero sconosciuto scrisse: non manca nessuno. Marta sentì la gola chiudersi. Rispose d'istinto, chiedendo chi fosse, ma il messaggio rimase con una sola spunta grigia. Cercò di fare uno screenshot della diretta. Il telefono salvò un'immagine nera. Provò a registrare lo schermo, e la registrazione durò tre secondi prima di interrompersi con un errore mai visto: memoria piena. La memoria non era piena. La galleria, però, conteneva una nuova fotografia scattata alle 23:24. Non l'aveva fatta lei. Mostrava la sua finestra dall'esterno.

Si alzò così in fretta da urtare la sedia. Il vetro della cucina rifletteva solo la lampada e il suo viso pallido. Fuori non c'era nessuno. Dalle case vicine arrivava il rumore normale del paese: un televisore troppo alto, una moto lontana, il cane dei Rossi che abbaiava a intervalli regolari. Eppure sul telefono la radura sembrava più vicina. Il fuoco occupava quasi tutto lo schermo. Un cartoncino nuovo entrò nell'inquadratura, appeso a un filo sottile. Prima si vide il bordo bruciacchiato, poi le lettere scritte a mano. Non era un cognome. Era un indirizzo.

Un computer acceso in una cucina buia mostra una diretta senza spettatori mentre la pioggia batte alla finestraLa diretta restava muta, ma ogni dettaglio sembrava avvicinarsi alla casa di Marta.

Marta lesse il nome della sua via, il numero civico, il piano. Il cartoncino rimase davanti alla fiamma per cinque secondi. Poi qualcosa lo trascinò via di lato, fuori campo, con la delicatezza di una mano che non voleva farsi vedere. Il contatore segnò ancora zero. Questa era la cosa peggiore. Se qualcuno l'avesse guardata insieme a lei, se almeno un altro spettatore fosse apparso sullo schermo, Marta avrebbe potuto convincersi che esisteva un errore, un gruppo privato, un trucco preparato bene. Invece la diretta insisteva nel dirle che non c'era nessuno. Nessuno a trasmettere. Nessuno a guardare. Nessuno, tranne il fuoco.

La collina dietro il paese

Alle 23:31 il video cambiò inquadratura. Non ci fu stacco, non ci fu movimento della camera: semplicemente la radura non era più la radura. Ora si vedeva il sentiero che scendeva verso le prime case, ripreso dall'alto, come se il telefono fosse stato sollevato su un ramo. Marta riconobbe la curva con il muretto spezzato, poi il cancello arrugginito del deposito comunale. La distanza tra quel punto e casa sua si poteva coprire in sette minuti a piedi. Forse sei, se si conoscevano i tagli tra gli orti.

Chiamò il maresciallo De Luca, perché abitava due porte più in là e perché nella rubrica era ancora salvato come carabinieri, anche se era in pensione da anni. La chiamata cadde subito. Chiamò i Rossi. Nessuna risposta. Chiamò sua madre, che viveva nella parte bassa del paese. Occupato. A quel punto il video mostrò una fila di cartoncini piantati lungo il sentiero, non più in cerchio. Ogni nome era rivolto verso la telecamera. Sembravano indicazioni per arrivare da qualche parte. Sul primo c'era Bellini. Sul secondo Rossi. Sul terzo De Luca. Sul quarto il suo cognome.

Il cane dei Rossi smise di abbaiare. Quel silenzio fece più rumore di qualsiasi grido. Marta spense tutte le luci, come se il buio della casa potesse confondersi con quello esterno. Restò in cucina con il telefono stretto tra le mani e il fiato corto. La diretta, invece, aumentò il volume da sola. Non si sentirono passi, né voci. Si sentì solo un crepitio lento, vicinissimo, il suono della legna quando il fuoco la apre dall'interno. Poi una voce bassa, quasi coperta dalle scintille, disse il suo nome.

Zero spettatori, zero partecipanti

Non era una voce maschile o femminile. Era una voce composta da molte voci pronunciate insieme, come quando in una chiesa vuota il coro arriva in ritardo e ogni eco cerca il proprio posto. Marta lasciò cadere il telefono sul tavolo, ma lo schermo non si ruppe. La diretta continuò, inclinata. Ora la telecamera era davanti al portone del condominio. Si vedeva il citofono, si vedeva il vaso di basilico secco della signora al primo piano, si vedeva perfino il tappetino con la scritta consumata. Il contatore restava fermo: zero spettatori, zero partecipanti.

Il campanello suonò una volta. Non nel video. Nella casa. Marta non si mosse. Il campanello suonò di nuovo, più lungo. Sullo schermo comparve un ultimo cartoncino, così vicino all'obiettivo da riempire tutta l'immagine. Non portava il suo nome. Portava una frase scritta con la stessa grafia degli altri: apri solo se vuoi contare. Marta sentì qualcosa sfiorare la porta dall'esterno, non un colpo, non un graffio, ma il tocco leggero di un dito che cerca il punto esatto in cui il legno è più sottile.

Alle 23:40 la diretta si interruppe. Sul telefono comparve una schermata bianca con la scritta trasmissione terminata. Sotto, per un istante, il riepilogo indicò durata: ventitré minuti. Spettatori: zero. Partecipanti: zero. Marta rimase seduta fino all'alba, con una sedia contro la porta e il telefono spento nel lavello. Quando il sole entrò in cucina, trovò sul davanzale un mazzetto di erbe bagnate di rugiada. Non ricordava di averlo messo lì.

Nel pomeriggio, il farmacista disse che qualcuno aveva lasciato cartoncini bruciati davanti a cinque case. I Rossi dissero di non aver sentito il cane per tutta la notte. De Luca non aprì a nessuno fino a sera. Marta non raccontò della diretta, perché non aveva prove e perché il link era sparito dalla cronologia. Conservò solo il mazzetto di erbe, chiuso in un sacchetto, finché non si accorse di una cosa: ogni 23 del mese, anche senza acqua, le foglie tornavano umide. E sul telefono, alle 23:17, lo schermo si accendeva da solo, pronto a mostrare un fuoco che nessuno stava guardando.

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Vincenzo P.

Autore e curatore di Residuoscuro, è appassionato fin da bambino di cinema horror, misteri e leggende urbane. Esplora storie inquietanti e fenomeni insoliti con curiosità e attenzione per il confine tra realtà e immaginazione.