Horror

La perizia

Le planimetrie catastali dicevano cinque stanze. Il geometra ne contava sei. Non era un errore di misura: la sesta stanza non aveva porte, non aveva finestre, e dal suo interno si sentiva qualcosa respirare.

Pubblicato 4 Giugno 2026 16:00 3 minuti di lettura
La perizia

Il lavoro era semplice: planimetria aggiornata, rilievo dimensionale, verifica delle difformità rispetto al catasto. La villetta a Brembate Sopra — dodici chilometri da Bergamo, quartiere residenziale anni Settanta, giardino sul retro — era disabitata da due anni dopo la morte dell'ultimo proprietario. Gli eredi volevano venderla e avevano bisogno dei documenti in regola.

Giorgio Funi era geometra da diciassette anni. Aveva fatto quel tipo di perizia trecento volte.

Era entrato il martedì mattina con metro laser, fotocamera e blocco note. La planimetria catastale che gli era stata fornita indicava: ingresso, cucina, soggiorno, tre camere da letto, due bagni. Pianta abbastanza regolare, sviluppata su due piani.

Al piano terra tutto corrispondeva. Ingresso, cucina, soggiorno, bagno di servizio. Le misure battevano entro i margini di tolleranza normali per un edificio di quell'epoca.

Al piano superiore aveva iniziato a misurare con il metro laser, annotando le dimensioni. Camera padronale, camera più piccola, camera piccola sul lato nord, bagno principale.

Quando aveva sommato le misure e le aveva confrontate con la pianta, aveva trovato uno spazio non contabilizzato di circa dodici metri quadri tra la camera padronale e la parete di fondo del corridoio.

Era normale: a volte c'erano cavedi tecnici, piccole nicchie strutturali, spazi di risulta che non apparivano in planimetria. Giorgio aveva percorso di nuovo il corridoio cercando una porta, un'apertura, qualsiasi accesso a quello spazio.

Non c'era niente. Parete continua, intonacata, senza aperture.

Aveva bussato sulla parete. Il suono era cavo. Chiaramente cavo — non il suono di un muro pieno, ma quello di un muro che aveva qualcosa dietro.

Giorgio aveva annotato cavità strutturale non accessibile — verificare con proprietà sul blocco note e aveva continuato il rilievo.

Era alle scale, pronto a scendere, quando aveva sentito il rumore.

Non era forte. Era quasi al limite della percettibilità — il tipo di suono che il cervello registra ma che la mente conscia impiega qualche secondo a processare. Un suono ritmico, lento, regolare.

Respirazione.

Giorgio si era fermato sullo scalino di metà scala. Aveva aspettato. Il suono continuava — lento, costante, con la regolarità di qualcuno che dormiva profondamente.

Proveniva dalla parete del corridoio.

Giorgio era sceso le scale rimanenti molto lentamente, aveva attraversato il soggiorno, aveva aperto la porta sul giardino e si era fermato sul prato. L'aria di ottobre era fredda e gli aveva fatto bene.

Era rimasto lì dieci minuti. Poi era rientrato, aveva preso la fotocamera e il blocco note, ed era uscito.

In macchina aveva chiamato l'erede che gli aveva affidato l'incarico — una donna di Milano, la nipote del defunto proprietario.

Le aveva detto che c'era una difformità catastale e che avrebbe avuto bisogno di accedere a una parte dell'edificio che risultava murata.

La donna aveva fatto una pausa. Poi aveva detto, con una voce che non sembrava del tutto sorpresa: quella stanza era già murata quando mio zio ha comprato la casa. Non l'ha mai aperta. Diceva che era meglio così.

Giorgio aveva guardato il blocco note. Aveva guardato il muro da fuori — il muro su cui aveva bussato, il muro da cui veniva la respirazione.

Nessuna finestra. Nessuna apertura. Da fuori sembrava una parete cieca.

"Ha mai saputo il perché?", aveva chiesto.

La donna aveva fatto un'altra pausa. "No. Ma mi ha lasciato scritto di non aprirla nemmeno per la vendita. Dice che se troviamo un acquirente disposto a comprare con quella stanza murata, va bene. Altrimenti teniamo la casa."

Giorgio aveva guardato di nuovo il muro.

Il suono, da fuori, non si sentiva.

Ma lui sapeva che continuava.

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VI

Vincenzo P.

Autore e curatore di Residuoscuro, è appassionato fin da bambino di cinema horror, misteri e leggende urbane. Esplora storie inquietanti e fenomeni insoliti con curiosità e attenzione per il confine tra realtà e immaginazione.