Leggende Urbane

Alice sottoterra: il lato inquieto della meraviglia nata il 4 luglio

Il 4 luglio 1862 nacque il nucleo di Alice: tra diario, manoscritto e soglia perturbante, la meraviglia scende sotto terra.

Pubblicato 5 Luglio 2026 07:09 6 minuti di lettura
Alice sottoterra: il lato inquieto della meraviglia nata il 4 luglio

Nel diario la gita occupa poche righe, quasi troppo asciutte per il peso che avrebbero preso. Il 4 luglio 1862 Charles Lutwidge Dodgson annotò un'escursione sul fiume fino a Godstow con Robinson Duckworth e le tre sorelle Liddell: Lorina, Alice ed Edith. Ci furono tè sulla riva, ritorno tardi a Christ Church, album e microfotografie. Non c'è, in quella pagina, il tuono di una rivelazione. Proprio per questo l'origine di Alice's Adventures Under Ground resta inquieta: una storia nata in piena estate, sull'acqua, e destinata a diventare il racconto di una caduta, di porte troppo piccole, corpi instabili e regole che cambiano mentre il lettore impara a usarle.

Il fatto documentato è relativamente sobrio. Dodgson, matematico e fotografo, raccontò durante quella giornata una storia ad Alice Liddell e alle sorelle; la tradizione documentaria collega l'episodio alla richiesta di Alice di metterla per iscritto. Da lì nacque il manoscritto Alice's Adventures Under Ground, poi rielaborato nel libro pubblicato nel 1865 come Alice's Adventures in Wonderland. La leggenda, invece, comincia quando quel pomeriggio smette di essere soltanto biografia letteraria e diventa una soglia: il punto in cui una fiaba entra sotto terra e scopre di poter somigliare all'incubo.

Il fatto: un'estate, una barca, un manoscritto

La Morgan Library conserva e presenta la voce del diario carrolliano del 4 luglio 1862: Dodgson e Duckworth risalgono il fiume con le tre Liddell, prendono il tè a Godstow e tornano a Christ Church in serata. L'annotazione non teatralizza l'evento. Non parla di conigli, serrature o regine crudeli. È una nota di vita ordinaria, e proprio la sua normalità rende più forte il contrasto con l'immaginario che ne sarebbe nato.

La British Library, attraverso i suoi cataloghi, identifica il manoscritto autografo Alice's Adventures Under Ground come il racconto scritto e illustrato da Lewis Carroll, poi trasformato nell'opera più nota. Anche la memoria editoriale della Lewis Carroll Society ricostruisce il passaggio dalla narrazione orale al testo, insistendo sulla richiesta di Alice e sulla successiva pubblicazione. Questi sono i punti sicuri: una giornata, un racconto improvvisato, una stesura manoscritta, una trasformazione editoriale. Non serve aggiungere segreti dove bastano i documenti.

Ma i documenti non impediscono al perturbante di entrare. Anzi, gli offrono una cornice. Il titolo originario, Under Ground, è già una direzione: sotto, oltre la superficie, in un luogo dove la luce del pomeriggio non arriva intatta. La fiaba vittoriana appare così come una camera laterale della realtà, aperta da una frase detta per intrattenere tre bambine e poi rimasta a lavorare nella cultura come una porta lasciata socchiusa.

La testimonianza: Alice chiede che la storia resti

La testimonianza più ripetuta nella tradizione carrolliana è semplice: Alice Liddell avrebbe chiesto a Dodgson di scrivere la storia. È un gesto piccolo, quasi domestico, eppure decisivo. Chiedere che un racconto venga fissato significa sottrarlo al pomeriggio che lo ha prodotto. La voce del narratore si spegne, il fiume scorre via, le sorelle tornano a casa; sulla pagina, però, qualcosa continua a cadere.

Non è necessario trasformare Dodgson in una figura sinistra per sentire il disagio di questa origine. La zona inquietante non sta in un'accusa, ma nella natura stessa del fantastico. Una bambina ascolta una storia in cui una bambina precipita, cambia misura, perde il controllo delle parole, incontra creature che ragionano secondo logiche scivolose. L'infanzia non viene negata; viene spostata in un ambiente dove ogni protezione familiare si comporta come una regola provvisoria.

Le testimonianze storiche, prese con prudenza, parlano di composizione, dono, manoscritto, illustrazioni, pubblicazione. La lettura culturale successiva, invece, ha percepito in Alice una qualità più ambigua: non solo meraviglia, ma disorientamento. È la differenza tra guardare una porta minuscola come un dettaglio buffo e accorgersi che, se la porta è l'unica uscita, la misura del proprio corpo diventa improvvisamente una minaccia.

La leggenda: il Paese delle Meraviglie come stanza instabile

La leggenda moderna di Alice non coincide con una storia di fantasmi. È più sottile: il Paese delle Meraviglie è diventato un nome per tutti i luoghi in cui il senso comune si rompe senza sparire. Nessuno, laggiù, dice apertamente che il mondo è maledetto. Al contrario, ogni creatura sembra convinta di essere ragionevole. Il Bruco interroga, il Cappellaio dispone il tempo come un mobile rotto, la Regina trasforma il giudizio in capriccio, le carte giocano a essere corte e soldati. L'assurdo non arriva come eccezione: si presenta come regolamento.

È qui che la meraviglia diventa perturbante. Il lettore impara una regola, poi la vede cambiare. Impara una proporzione, poi il corpo di Alice la tradisce. Impara che il linguaggio dovrebbe orientare, poi ogni dialogo scava un buco sotto la frase precedente. La caduta iniziale non è soltanto fisica; è una caduta nella sfiducia verso le istruzioni del mondo.

Manoscritto vittoriano esposto in una teca buia con una piccola chiave riflessa nel vetroQuando una storia orale diventa manoscritto, anche la meraviglia conserva l'ombra della sua prima discesa.

Le leggende urbane funzionano spesso così: prendono un elemento noto e lo spostano di pochi centimetri, abbastanza perché diventi estraneo. Una babysitter riceve una telefonata dalla casa stessa; un automobilista vede una passeggera che non dovrebbe esserci; una bambina segue un coniglio e scopre che crescere o rimpicciolire non dipende più da lei. Alice non appartiene al folklore del terrore, ma ne condivide una grammatica profonda: soglia, isolamento, prova, identità messa sotto pressione.

L'interpretazione: quando la fiaba imita l'incubo

Interpretare Alice come anticamera dell'uncanny non significa negarne l'umorismo. Significa riconoscere che molte scene fanno ridere perché sono troppo vicine al panico per essere guardate frontalmente. Una frase che si avvita su se stessa può essere un gioco linguistico; può anche essere l'esperienza di chi non riesce più a farsi capire. Una trasformazione corporea può essere buffa; può anche evocare la paura infantile di non possedere davvero il proprio corpo.

La categoria del perturbante nasce spesso dal ritorno di qualcosa che conosciamo, ma in una forma alterata. In Alice, quasi tutto è riconoscibile: tè, giochi, animali, regine, tribunali, canzoni, lezioni. Ogni elemento, però, è leggermente storto. Le buone maniere diventano aggressione, l'educazione diventa enigma, la logica diventa trappola. Il mondo dell'infanzia non viene sostituito da un inferno gotico; viene lasciato funzionare con viti allentate.

Per questo il 4 luglio 1862 continua a esercitare una forza simbolica. È una data di nascita letteraria, non un anniversario occulto. Eppure il suo fascino nasce dalla distanza tra la scena reale e ciò che la cultura vi ha visto dopo. Da un lato una barca, un fiume, un racconto per passare il tempo. Dall'altro una discesa che, generazione dopo generazione, ci insegna a temere le porte sbagliate e le istruzioni scritte troppo chiaramente.

Fatto, leggenda e soglia

Separare i piani è necessario. Il fatto è la gita del 4 luglio, attestata dal diario, e il successivo lavoro sul manoscritto. La testimonianza è la memoria della richiesta di Alice e il percorso documentario che lega racconto orale, dono manoscritto e pubblicazione. La leggenda è il modo in cui il Paese delle Meraviglie è stato assorbito dall'immaginario come luogo di perdita delle regole. L'interpretazione è questa: il fantastico di Alice inquieta perché non porta il lettore lontano dalla realtà, ma gli mostra quanto poco serva per renderla instabile.

In fondo, la scena più oscura non è la caduta nella tana. È il momento subito prima, quando il prato è ancora un prato e il pomeriggio sembra innocuo. Poi qualcosa passa di corsa, una curiosità diventa movimento, il terreno si apre senza rumore. Sul fiume del 1862 la barca rientrò a sera, e le bambine furono riaccompagnate alla Deanery. Sotto la pagina, invece, Alice continua a scendere: non verso un mostro, ma verso un mondo che sorride mentre cambia tutte le serrature.

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Vincenzo P.

Autore e curatore di Residuoscuro, è appassionato fin da bambino di cinema horror, misteri e leggende urbane. Esplora storie inquietanti e fenomeni insoliti con curiosità e attenzione per il confine tra realtà e immaginazione.