Recensione Horror

Them!: recensione della paura atomica diventata mostro

La recensione di Them!, classico del 1954 in cui la paura atomica prende la forma di formiche giganti e di un incubo nato nel deserto.

Pubblicato 20 Giugno 2026 20:00 6 minuti di lettura
Them!: recensione della paura atomica diventata mostro
RegiaGordon Douglas
Anno1954
Durata94 minuti
MusicaBronislau Kaper

Ci sono film che non invecchiano perché hanno indovinato un mostro. Them!, uscito nel 1954 e diretto da Gordon Douglas, appartiene a una specie più rara: non resta vivo soltanto per le sue formiche giganti, ma perché ha trasformato un’ansia storica precisa in una forma semplice, quasi primitiva. La paura atomica non viene spiegata con un discorso, né ridotta a metafora elegante. Cammina nel deserto, lascia impronte impossibili nella sabbia, divora case mobili e depositi, produce un suono che sembra arrivare da un mondo naturale offeso e ormai fuori scala.

Rivederlo oggi significa tornare a un cinema in cui l’orrore fantascientifico aveva ancora il passo asciutto dell’indagine. Prima dell’assedio, prima dell’esercito, prima della corsa nelle fogne di Los Angeles, c’è una bambina muta trovata nel nulla, un negozio devastato, un agente scomparso, un silenzio innaturale. Il film non ha fretta di mostrare tutto. Preferisce costruire la minaccia come un referto: pochi indizi, corpi fuori campo, autorità che cercano di dare un nome a qualcosa che non dovrebbe esistere.

Il deserto come scena del trauma atomico

Il prologo nel New Mexico è ancora una delle aperture più efficaci del cinema dei mostri anni Cinquanta. Il paesaggio non è soltanto sfondo: è il luogo in cui la modernità americana ha lasciato una cicatrice. Alamogordo e il ricordo dei test atomici non sono dettagli ornamentali; sono la radice morale del racconto. Le formiche non arrivano dallo spazio e non sono una maledizione antica. Sono un effetto collaterale. Sono natura mutata dalla potenza umana, una conseguenza che rifiuta di restare sepolta nel linguaggio tecnico.

Questa scelta dà al film una durezza particolare. La minaccia è assurda, ma la sua origine è terribilmente concreta. Them! non chiede allo spettatore di credere ai mostri per fede: gli suggerisce che, dopo la bomba, anche l’impossibile ha trovato una procedura d’ingresso nel reale. Il deserto diventa così un archivio bruciato, una zona dove la Storia produce folklore nel momento stesso in cui tenta di chiamarsi progresso.

Un’indagine più che una fuga

Uno degli aspetti migliori del film è la pazienza con cui Gordon Douglas organizza il racconto come un’indagine federale. La polizia locale, l’FBI, gli scienziati e poi l’esercito entrano in scena non come figurine decorative, ma come livelli diversi di comprensione. James Whitmore dà al sergente Ben Peterson una solidità concreta, da uomo abituato a credere ai fatti prima delle teorie. James Arness, nel ruolo dell’agente Robert Graham, porta invece una compostezza istituzionale che funziona bene perché non diventa mai arroganza.

La coppia di entomologi, interpretata da Edmund Gwenn e Joan Weldon, permette al film di evitare il puro panico. I Medford spiegano, osservano, correggono le ipotesi. Eppure le loro spiegazioni non svuotano la paura; la rendono più inquietante. Quando il mostro viene capito, non diventa meno terribile. Diventa più plausibile. È qui che Them! si distingue da molti epigoni: usa la scienza non per rassicurare, ma per misurare la dimensione del disastro.

Il mostro prima dell’apparizione

La prima parte del film lavora benissimo sul ritardo. Prima delle formiche vediamo gli effetti: zucchero sparito, strutture sventrate, corpi segnati, una bambina incapace di nominare ciò che ha visto. Il titolo originale, con quel “Them!” gridato come riconoscimento traumatico, è una soluzione quasi perfetta. Non indica una creatura specifica. Indica un fuori campo. Indica qualcosa che esiste già nella memoria della vittima prima di esistere davanti alla macchina da presa.

Quando finalmente le formiche appaiono, l’effetto speciale porta con sé l’età del film, ma non lo distrugge. Certo, oggi i movimenti meccanici e le proporzioni possono sembrare ingenui. Eppure la messa in scena le protegge: il bianco e nero, il rumore stridulo, i tagli rapidi e la reazione degli attori mantengono un grado di minaccia superiore alla semplice nostalgia. Il film non vince perché il mostro sembri vero in ogni fotogramma; vince perché lo ha preparato come una verità emotiva.

Paura nucleare senza prediche

La grande forza di Them! è la sobrietà con cui tratta il sottotesto atomico. Non ci sono sermoni prolungati, né personaggi incaricati di spiegare allo spettatore cosa deve pensare. La bomba è una premessa morale, non un cartello. Il risultato è più efficace: l’orrore emerge dalla normalità delle procedure, dai comunicati, dalle stanze operative, dalle mappe, dalla necessità di contenere una conseguenza che potrebbe moltiplicarsi ovunque.

Il film intercetta perfettamente l’immaginario della Guerra fredda: la minaccia invisibile, la contaminazione, la vita quotidiana che può diventare fronte, la paura che l’errore umano abbia già superato il punto di ritorno. Le formiche giganti funzionano perché sono insieme ridicole e tremende. Ridicole come idea da copertina pulp; tremende come immagine di una natura riorganizzata dalla violenza tecnologica.

Un corridoio in bianco e nero attraversato da una presenza mostruosa suggerita nell'ombraLa paura atomica del film vive soprattutto negli spazi in cui il mostro è ancora suggerito.

Los Angeles, le fogne e il ritorno nel sottosuolo

Il passaggio finale nelle canalizzazioni di Los Angeles sposta il film dal deserto al ventre della città. È una scelta decisiva. L’incubo nato ai margini, vicino ai luoghi dei test, arriva dentro l’infrastruttura urbana. Non minaccia più soltanto caravan e depositi isolati: entra sotto le strade, sotto le case, sotto la promessa di ordine della metropoli moderna. Il mostro non è più là fuori. È sotto.

La sequenza conclusiva conserva ancora oggi una buona tensione perché comprime lo spazio e cambia la natura dello scontro. Le formiche, viste in ambiente chiuso, diventano meno simboliche e più immediate. Il film ritrova una fisicità quasi bellica, ma senza perdere del tutto l’ombra tragica del suo assunto. L’ultima colonia va distrutta, eppure resta la domanda implicita: se una conseguenza simile è nata una volta, cosa impedisce che accada di nuovo in un’altra forma?

Perché resta un classico

Them! dura 94 minuti, ha le musiche di Bronislau Kaper e una regia di Gordon Douglas più precisa di quanto spesso si riconosca al cinema di genere dell’epoca. Non è un film perfetto: alcuni passaggi didattici sono evidenti, qualche dialogo porta il peso della funzione esplicativa, e l’immagine della donna scienziata oscilla tra modernità e convenzioni del periodo. Ma l’insieme regge perché la struttura è limpida, il ritmo è controllato e la minaccia nasce da una paura collettiva autentica.

Il film è anche uno dei modelli più solidi del “big bug movie”, ma ridurlo a questo sarebbe ingeneroso. Le formiche sono memorabili; il vero centro, però, è l’idea che la tecnologia possa produrre miti oscuri più velocemente di quanto la cultura riesca a elaborarli. In questo senso Them! parla ancora al presente. Ogni epoca ha il suo esperimento, il suo incidente, la sua zona contaminata, la sua creatura impossibile chiamata a incarnare ciò che non sappiamo più controllare.

Verdetto

Them! resta un classico perché unisce spettacolo, inquietudine storica e racconto investigativo con una chiarezza rara. Non pretende di essere ambiguo, ma non è mai sciocco. Non nasconde la propria natura popolare, ma la usa per fissare un’immagine potentissima: la bomba che non esplode più nel cielo, bensì nel corpo degli insetti, nella sabbia, nei tunnel, nel sonno collettivo di un Paese che ha scoperto di poter cambiare il mondo e poi ha iniziato a temere ciò che quel cambiamento avrebbe generato.

Visto oggi, il suo fascino non sta solo nel piacere del mostro d’epoca. Sta nella lucidità con cui mostra il passaggio dalla paura politica alla leggenda nera. Le formiche di Them! sono figlie dell’atomo, ma anche del bisogno umano di dare una forma visibile al terrore invisibile. Per questo continuano a muoversi, enormi e impossibili, nel buio della memoria cinematografica.

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Vincenzo P.

Autore e curatore di Residuoscuro, è appassionato fin da bambino di cinema horror, misteri e leggende urbane. Esplora storie inquietanti e fenomeni insoliti con curiosità e attenzione per il confine tra realtà e immaginazione.