Alien: Romulus, recensione dell’orrore industriale che torna a respirare
Recensione di Alien: Romulus: Fede Álvarez riporta la saga in un orrore industriale fisico, claustrofobico e consapevole della propria eredità.
LeggiFilm recenti, classici e cult letti per atmosfera, regia, immagini che restano addosso e posto nella storia dell'horror.
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2022
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2023
Recensione di Alien: Romulus: Fede Álvarez riporta la saga in un orrore industriale fisico, claustrofobico e consapevole della propria eredità.
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Carpenter riduce il racconto all’essenziale e trasforma maschera, silenzio e periferia in una grammatica dell’attesa ancora insuperata.
Eggers trasforma il vampiro in una presenza fisica e rituale, meno sorprendente che ipnotica, dove desiderio e contagio respirano nella stessa stanza.
Polanski trasforma maternità, matrimonio e vicinato in una rete di premure tossiche, dove il soprannaturale è inseparabile dalla società che lo protegge.
Danny Boyle riapre la saga come racconto di formazione post-apocalittico: non perfetto, ma pieno di immagini, suoni e inquietudini che restano.
Kubrick firma un horror geometrico e mentale, dove famiglia, ripetizione e suono diventano la vera infestazione dell'Overlook.
Un esordio compatto che trasforma la dipendenza affettiva in materia organica, con una coppia centrale credibile e un disgusto quasi malinconico.
Un horror adulto e ancora modernissimo, dove montaggio, colore e spazio trasformano il dolore in premonizione.
Un thriller compatto che usa la fantascienza per parlare di consenso, possesso e relazioni tossiche senza perdere ritmo né ironia nera.
Un horror glaciale e ancora modernissimo, dove il corpo copiato distrugge la possibilità stessa di fidarsi.