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Segnalazione #0047 — Rho (MI)

La segnalazione è arrivata via email il 22 maggio. Il mittente ha richiesto l'anonimato. I fatti descritti coprono un periodo di tre settimane. Non abbiamo potuto verificarli.

Pubblicato 6 Giugno 2026 16:00 3 minuti di lettura
Segnalazione #0047 — Rho (MI)

Nota della redazione: Questa segnalazione è stata ricevuta via email il 22 maggio 2026. Il mittente ha richiesto l'anonimato e ha fornito solo la città di residenza. Non abbiamo potuto verificare i fatti descritti. Pubblichiamo integralmente.


Abitò in un condominio di Rho, in provincia di Milano, da sette anni. Non ho mai avuto problemi con i vicini — il condominio è tranquillo, la gente si saluta ma non si frequenta, come nelle case normali.

Il mio vicino del piano di sopra, interno 8, si chiama — o si chiamava — Roberto. Pensionato, forse settant'anni, vive solo. Vedovo, credo. Lo vedo da sette anni alle stesse ore: scende a prendere il giornale alle otto, torna dopo la spesa verso le undici, la sera non esce mai.

Il primo cambiamento l'ho notato il 2 maggio.

Roberto scende a prendere il giornale alle otto come sempre, ma invece di salire subito rimane nell'androne. Non fa niente — sta fermo vicino alle cassette della posta, guarda verso l'ingresso, aspetta qualcosa che non arriva. Dopo venti minuti circa sale.

Pensai a una cosa normale. Qualcuno che doveva arrivare, un corriere, non so.

Il 3 maggio la stessa cosa. Il 4 maggio. Ogni mattina — Roberto nell'androne, fermo, a guardare verso la porta, poi su dopo un po'.

Il 7 maggio gli chiedo se aspetta qualcuno. Mi risponde di no. Mi sorride come sempre. Tutto normale.

Il 10 maggio lo vedo dalla finestra rientrare dalla spesa. Arriva al portone, apre, si ferma sulla soglia. Guarda il marciapiede. Poi guarda sull'altro lato della strada, come se stesse cercando qualcosa. Poi entra.

Il 12 maggio busso alla sua porta per restituirgli una busta che era finita nella mia cassetta per errore. Roberto apre dopo due minuti. Ha l'aria di qualcuno che non ha dormito, ma quando gli faccio notare che ha una busta mia mi dice di non preoccuparmi, mi ringrazia, mi saluta.

Prima di chiudere la porta dice, quasi sottovoce, come per sé stesso: stanno diventando di più.

Non gli chiedo cosa intende. Non so perché non lo chiedo. Quella cosa nel suo tono non invita a chiedere.

Il 15 maggio sento rumori dal suo appartamento verso le tre di notte. Non rumori forti — passi, molto lenti, avanti e indietro. Per quaranta minuti circa. Poi silenzio.

Il 18 maggio non scende a prendere il giornale.

Il 19 maggio nemmeno.

Il 20 maggio busso alla sua porta. Nessuna risposta. Chiedo all'amministratore. L'amministratore dice che Roberto è partito per trovare un fratello. Non sa quando torna.

Il 21 maggio do un'occhiata alla sua cassetta della posta. È piena — giornali, pubblicità, da una decina di giorni almeno.

Roberto non ha fratelli. Glielo aveva detto lui stesso, anni fa, in una conversazione di scale. Era figlio unico.

Non so cosa stia succedendo. Non so se stia succedendo qualcosa.

Ma quella frase — stanno diventando di più — non riesco a toglierla dalla testa.

E non riesco a smettere di chiedermi chi stesse contando.


Nota della redazione: Se avete informazioni relative a questa segnalazione o avete vissuto esperienze simili, scrivete a redazione@residuoscuro.it. I dati personali non saranno pubblicati senza consenso.

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VI

Vincenzo P.

Autore e curatore di Residuoscuro, è appassionato fin da bambino di cinema horror, misteri e leggende urbane. Esplora storie inquietanti e fenomeni insoliti con curiosità e attenzione per il confine tra realtà e immaginazione.